lunedì 28 febbraio 2011

In attesa della primavera....mousse di fragole!!



Qualche giorno fa c'era un bel sole e una temperatura buona di quelle che se metti il naso fuori non inizi a contare i secondi che ti separano dal momento in cui tornerai a casa al calduccio....Intorno bei colori, il mare che riluccica dei riflessi del sole, e al mattino, quando esco all'alba per andare al lavoro sento persino gli uccellini canticchiare...oh si, sta arrivando Lei...la primavera!!!! E' bastato il tempo di crogiolarmi in questo pensiero a far dire al tempo "guarda te questa illusa, adesso la sistemo io!" ed ecco di ritorno nubi, pioggia e temperature sicuramente più vicine all'inverno che alla primavera. Ma non mi abbatto...o almeno cerco. Il Brady è in casa in mutua da giovedì scorso con un occhio dolorante, deve vagare con gli occhiali da sole, non sforzare l'occhio in questione (e siccome alla veneranda età di 40 anni è alla stregua di un bambino, gli ho dovuto sequestrare il telecomando, altrimenti, non appena uscivo di casa per andare al lavoro, passava il tempo davanti a quasiasi cosa passasse il tubo catodico....sgrunt!) e ha una cura di goccine da mettere ogni tot ore per 18 giorni; io mi sono sparata una 4 giorni di fuochissimo al lavoro, perchè mancava lui e anche un'altra collega; Slowfood stamattina mi ha fatto diventare matta perchè sostiene che io gli avevo assicurato che la chiusura stagionale della scuola iniziava oggi e non vi dico le scene per alzarsi....insomma, attendo la primavera, la sua rincuorante promessa della bella stagione e attendo la vera chiusura della scuola settimana prossima (non questa!!) che coinciderà con una bella settimana di vacanze tutti e tre insieme (incrociando le dita, che Brady è semicieco, ma qui la sfiga ci vede benissimo e secondo me ci ha puntato....) e nel frattempo, mi godo un bicchierino di questi, dolce al punto giusto, morbido e rotondo e rassicurante come la promessa primaverile di una nuova nascita di ciò che ci circonda!!

MOUSSE ALLE FRAGOLE
Ingredienti x 4 bicchieri:
500 gr di fragole
il succo di un limone
2/3 cucchiai di zucchero
1 foglio di gelatina
250 ml di panna da montare

Per prima cosa, pulire bene le fragole, tenerne 4 da parte e mettere le altre a macerare per almeno un paio di ore nel succo di limone e zucchero (ovviamente lo zucchero potete regolarlo a seconda del vostro gusto...se preferite un gusto più dolce potete anche aumentarlo, diversamente potete anche diminuirlo). Quando ormai le fragole saranno pronte, e avranno anche rilasciato un po del loro sughino, possiamo passarle al minipimer e ottenere un succo liscio e sciropposo. Mettiamo in ammollo la gelatina in acqua fredda. Nella planetaria (o ovviamente con delle fruste) montiamo la panna finchè non sarà bella soda. Facciamo sciogliere appena appena sul fuoco la gelatina, senza scaldarla troppo, e la aggiungiamo alle fragole e la mescoliamo bene bene. A questo punto mettiamo da parte mezzo bicchiere di succo di fragola e un po di panna per decorare. Al resto delle fragole frullate aggiungiamo delicatamente la panna con movimenti dal basso verso l'alto per non farla smontare. Versiamo il composto di panna e fragole nei bicchieri. Decoriamo con ciuffi di panna montata, una cucchiaiata di succo di fragole e una fragola tagliata a spicchi per ogni bicchiere. Mettiamo in frigo e serviamo non prima di 2/3 ore.

domenica 20 febbraio 2011

Le domeniche nel pallone...e anche gli altri giorni...per consolarmi, ravioli fatti in casa!!!


Parlo da tifosa eh...sia ben chiaro. Fino all'anno scorso ero abbonata allo stadio e mi sono divertita da matti ad andarci, e direi che ci tornerei anche. Ad allontanarmi non sono state tessere o simili (per quel che mi riguarda, non ho niente da nascondere, quindi, che mi tesserino pure) ma gli impegni di lavoro che a conti fatti il più delle volte mi impedivano di andare allo stadio e usufruire dell'abbonamento. Così, io e il Brady abbiamo abbandonato l'abbonamento allo stadio in favore di un'integrazione all'abbonamento tv che ci permettesse di vedere la nostra squadra del cuore in tv....Da allora, la mia passione è andata svanendo...ma come si puo seguire una partita a fianco di un uomo che urla come un pazzo, che lancia i peggiori anatemi a calciatori, allenatori e arbitri, che si dimena sul divano come un indemoniato e prende a pugni un povero tavolino senza colpe??? Suvvia.... Non ci riesco. Specialmente perchè quando non davanti alla sua squadra del cuore, il Brady in questione è spesso paragonato a un lord, per aspetto, modi di fare pacati-educati-riservati, e modi di pensare....La trasformazione da lord a ultrà proprio non riesco a digerirla, e piuttosto mi perdo la partita e mi rifugio in cucina, anche se ogni tanto viene con la coda tra le gambe a promettermi di restare in rispettoso silenzio e limitarsi a un tifo civile se vado di là con lui. No, basta. Non mi smuovo. 
Scarico il mio disappunto in un sano impastare farina, uova, sale, olio e acqua...e il tutto si trasformerà in una deliziosa cenetta domenicale....e per punizione al Brady...brodino!! :D :D :D :D 

RAVIOLI RICOTTA E SPINACI
Ingredienti:
per la pasta all'uovo:
300 gr di farina 00
3 uova
1 cucchiaio di olio evo
1 pizzico di sale 
acqua fredda q.b

per il ripieno:
6 cubetti di spinaci surgelati
125 gr di ricotta
125 gr parmigiano grattuggiato
1 spicchio aglio
1 uovo
olio evo q.b
sale e pepe

Impastiamooo!!! Nella magica planetaria mettiamo tutti gli ingredienti per fare la pasta, escluso l'acqua. Mettiamo il gancio per impastare e avviamo. L'acqua l'aggiungiamo ora, piano piano, quella che serve per fare in modo che l'impasto risulti compatto, morbido e liscio. Quando abbiamo ottenuto la nostra bella palla, fermiamo la planetaria, diamo una impastata a mano (anche per scaricare gli eventuali nervosi!!) , avvolgiamo in pellicola trasparente e lasciamo riposare almeno mezz'ora.
Adesso ci dedichiamo al ripieno. Scongeliamo i cubetti facendoli scottare in acqua bollente, scoliamo e strizziamo bene e li tritiamo con la mezzaluna. In una padella prepariamo un soffrittino di aglio e olio e ci facciamo saltare gli spinaci. Saliamo. In una ciotola, mescoliamo la ricotta con l'uovo e il formaggio, saliamo, pepiamo e aggiungiamo gli spinaci. 
Ora, veniamo alla preparazione dei ravioli: 
dividiamo la pasta a metà. Infariniamo bene il tavolo e con un mattarello stendiamo la pasta il più sottile possibile. Sopra alla pasta ben tirata spalmiamo uno strato sottile di ripieno. Stendiamo adesso l'altra metà di pasta all'uovo, di modo che sia più o meno delle stesse dimensioni del primo e mettiamocelo sopra...adesso viene il bello. Io posseggo una meravigliosa caccavella: trattasi di mattarello sagomato per fare i ravioli (e visto che non saprei come spiegarlo meglio, ho fatto la foto!!!). Con questo, non mi resta che premere forte forte, girandolo man mano dall'alto verso il basso e formare i quadrettini che saranno poi i miei ravioli....(sempre la foto sarà probabilmente più esplicativa....). Una volta sagomati, andranno ritagliati con una rotella, sempre schiacciando il più possibile per serrare bene i bordi.....

Nello spazio di pochi minuti, i ravioli sono pronti....contengono tutto il mio amore per la cucina!!!! (tralasciando l'odio lentamente maturato per le domeniche calcistiche lontane dallo stadio....)

giovedì 10 febbraio 2011

La ricetta svuotafrigo...spaghetti alla ricotta, salsiccia e zafferano



Metti una sera, inviti degli amici, prepari le salsicce al forno, taaante salsicce al forno. E fai tutto abbondante, che non è bello avere ospiti e il cibo contato. Poi, fai la conta degli avanzi, e pensi: caspita, forse ho esagerato....del resto, fra i commensali c'erano anche i bimbi, e fra i bimbi, ovvio, c'era Slowfood che oramai si sa, a tavola consuma per 0.5, quando è affamato! 
E poi...metti il pranzo del giorno dopo, da organizzare come sempre all'ultimo secondo, fra Brady che viene a casa incastrato giusto giusto nella sua mezz'ora di pausa nonunminutodipiùnonunminutodimeno, Slowfood che torna da scuola e te che sei riuscita a tornare all'ultimo momento utile per metter su l'acqua della pasta in tempo per il rientro al millesimo di secondo di tutti...si ma...come la condisco questa pasta?!?! 
A forza di mangiare pesto, fra poco diventeremo verdi. La carbonara a Slowfood non piace, e ovviamente non ha l'età per una semplice ma goduriosa aglio olio e peperoncino. La passata di pomodoro è in frigo che dice "usa mee!!", ma la convinco che non è ancora giunta la sua ora, perchè non avrei il tempo di renderla appetibile. Allora sento la vocina ormai flebile e stanca di un mezzo barattolino di ricotta che è a un passo dal girare l'occhio, e decido di darle una fine dignitosa. E' in quel momento che noto che un paio di salsicce avanzate la sera prima fanno orecchie da mercante poco più in là, e loro malgrado, recluto anche quelle. Così, per dare un tocco creativo, penso che una bustina di zafferano potrebbe completare l'opera e quindi recupero anche quella dal mio cassettino spezie...il tempo di una saltata in padella degli ingredienti, e allo scoccare delle 12:35 e un secondo, siamo tutti a tavola davanti a questa pastasciutta fumante, profumata e colorata....unica raccomandazione: astenersi soggetti a dieta. Anche se...per una volta....... :)

SPAGHETTI ALLA RICOTTA SALSICCIA E ZAFFERANO
Ingredienti:
250 gr spaghetti
125 gr di ricotta
1/2 salsicce (dipende dalle dimensioni)
1 bustina zafferano
sale e pepe qb

Mettere su una bella pentola d'acqua salata, portare a ebollizione e cuocere gli spaghetti al dente. Nel frattempo: in ua padella, far saltare la salsiccia sbriciolata, e quando è cotta aggiungere la ricotta precedentemente ridotta cremina (magari con l'aiuto di un cucchiaio di acqua di cottura della pasta). Far saltare per un minuto, ed infine aggiungere la bustina di zafferano e mescolare bene. Assaggiare il sughino, e salare e pepare se necessario (dipende soprattutto da quanto saporite sono le salsicce utilizzate!). A questo punto, scolare la pasta e tuffare nel condimento, mescolare bene e servire fumante!

sabato 29 gennaio 2011

Una sfida...la Cima!!


Ci penso da quando è uscito il contest di Simonetta...e infatti  con la mia ricetta sono arrivata all'ultimo, un paio di giorni appena prima che il contest si chiuda...l'ho fatta penare povera Simonetta, ogni tanto mi ricordava che avevo promesso di partecipare. Solo che prima sono partita, poi c'è stato Natale...e poi continuavo a pensare a quale poteva essere quella ricetta "semplicemente perfetta". E poi, l'ho trovata. LA CIMA. Un piatto ligure, gustoso, ottimo...in casa mia si prepara principalmente nei giorni di festa e il cuoco è tassativamente mio papà (in effetti in casa il ligure per eccellenza è lui). 
Anni fa (ormai tanti) da piccolina ero proprio come Slowfood...farmi assaggiare qualcosa di nuovo era un impresa a dir poco titanica. E le mie motivazioni per non voler assaggiare erano le più disparate e con il senno di poi le più urticanti per la salute mentale di una madre...il colore, la forma, la consistenza del nuovo cibo erano fondamentali. E io non mi sarei mai sognata di mettere in bocca una cosa che dentro aveva un ripieno verdolino e molliccio. Finchè un giorno, non l'ho fatto. Non ricordo più se solo perchè sotto minaccia, o se perchè ormai cresciuta e più "spavalda" o per chissà quale altro motivo. L'ho assaggiata e l'ho amata. Eh si, avevano ragione mamma e papà (una volta ancora!) la Cima era buonissima. E quanto è divertente prepararla?? Per mio papà, è una questione di stato. Si parte dalla scelta del pezzo, e non è cosa facile, tant'è vero che ieri, mentre chiedevo lumi, si è anche un po perso fra le millemila caratteristiche principali che deve avere la carne per essere una buona cima e io sono arrivata dal macellaio confusa...ma è andata bene lo stesso. Poi, dovreste vederlo, mentre prepara il ripieno come un mago che prepara la sua pozione...aggiungi, mescola, sala, assaggia, gira, metti, gira...sale...gira..assaggia. E ancora, quando come un sarto provetto (o un chirurgo affermato?!?) ricuce la tasca a dovere...per poi controllare in ansia lo sportello del forno per vedere se si sono verificati o no disastri..fuoriuscite di ripieno o esplosioni nucleari della povera cima. Al momento di portarla in tavola, una cosa è certa: per lui è sempre venuta male. Il ripieno non è buono, la carne si è indurita, e mille altri difetti. Mentre la verità è una soltanto: è perfetta. Ottima, a prova di capricci di bimba schifiltosa a tavola. E infatti, ieri, quando mi ha dato tutte le istruzioni per farla, io alla mia prima prova sul campo, ho avuto un enorme successo. La cima è venuta meravigliosamente, seguendo passo passo la ricetta del mio papà. E adesso, sono ben felice di pensare che per gustarne una buona, come la fa lui, mi basterà ricordare le indicazioni che mi ha dato. E' questa la mia ricetta "Semplicemente perfetta", che in una sacchetta di carne ripiena racchiude la consapevolezza che prima o poi si cresce e ricordi divertenti del mio papà ai fornelli.

Con questa ricetta partecipo al contest di Simonetta:


LA CIMA
Ingredienti:
1 Kg c.ca di cappuccina (ossia...la pancia del vitello, sapientemente ricucita a sacchetto dal macellaio, che lascerà in dotazione filo alimentare a sufficienza per richiuderla del tutto quando sarà necessario)
3 uova
100 gr di spinaci
150 gr di parmigiano
120 gr di mortadella
una manciata di pinoli (io non li avevo in casa, quindi non li ho messi)
pangrattato quanto basta
noce moscata
un pizzico di sale
carota/sedano/cipolla
un rametto di rosmarino
olio evo
brodo di dado classico

Preparare il ripieno della carne. In una terrina capiente, sbattere le uova. Aggiungere il parmigiano, gli spinaci precedentemente sbollentati e tritati finemente, la mortadella tritata grossolanamente, i pinoli (se li avete), una generosa grattuggiata di noce moscata. Mescolare e regolare di sale. Se l'impasto risulta troppo liquido (ricordate bene, deve essere una crema densa, molto densa) aggiungete pangrattato quanto basta per raggiungere la consistenza necessaria. A questo punto, l'impasto ottenuto va inserito nella tasca di carne. Riempite bene, aiutandovi con un cucchiaio, di modo che l'impasto arrivi bene fino in fondo. Non riempite sino all'orlo, anzi, lasciate almeno c.ca direi 5 cm di spazio, perchè in forno l'impasto tende a gonfiarsi e rischiate altrimenti di farlo fuoriuscire dalla carne. Inoltre vi serve un po di "spazio libero" per ricucire la carne. Ora, con un ago bello grande e robusto (mio papà usa un ago da cucire grande, io mi sono comprata per la modica cifra di un Euro, un aghettone gigante e con il senno di poi dico: per fortuna!!) e usando il filo alimentare che avanza dalla cucitura già fatta dal macellaio, richiudete il sacchetto di carne. Spendete un po di tempo nel farlo. Non serve che siate macellai. La differenza fra la mia cucitura e quella del macellaio è notevole alla vista, ma l'importante è che sia efficace ossia che sigilli bene il sacchetto per non fare uscire il ripieno. Io ho fatto come se rammendassi un calzino...qualche punto in un senso, qualche punto tornando indietro, tirando bene e poi ho fissato. Fine. Questo è il risultato:

A questo punto, fare un battuto di carota, sedano e cipolla, foderare una teglia con carta da forno, mettere il battuto, un giro di olio evo, adagiarvi sopra la carne ben unta a sua volta e cospargerla con del rosmarino. Preparare del brodo con il dado vegetale e versarne un po dentro la teglia. Ed eccola:


Infornare in forno preriscaldato a 160° gradi per la prima mezz'ora. Poi alzare la temperatura del forno a c.ca 200° gradi e cuocere per c.ca 2 ore. Comunque controllate. Io a metà cottura ho un po abbassato la temperatura a 180, e la cottura è andata avanti per un ora e quarantacinque minuti. Dipende dalla potenza del vostro forno, da quanto è grande il pezzo di carne. Per verificare che sia ben cotta, potete inserire uno stuzzicadenti al centro della carne: se esce asciutto ci siamo! Questa è la mia cima, appena sfornata:

Adesso, è l'ora di farla raffreddare, perchè si, la cima si mangia a temperatura ambiente. Per evitare che ci siano "bolle d'aria" fra il ripieno e la carne è fondamentale farla freddare così: mettere la carne su un tagliere e ppoggiarci sopra un bel peso. Io ho messo sopra la carne un tagliere di legno con sopra due pacchetti da chilo di farina. Ai lati ho messo due barattoli per evitare che l'"installazione" franasse!!! E' stata sotto il peso tutta la notte. Il giorno dopo, era pronta: andava soltanto tagliata a fettine sottili e mangiata. Una meraviglia!!!


Per l'occasione, ho invitato a pranzo i miei genitori. Mio papà ha promosso la cima a pieni voti. E poi, la magia più grande è stata la seguente: Slowfood non solo non si è rifiutato tassativamente di assaggiare (come fa di solito) ma ne ha voluto un pezzetto e poi un altro ancora, dichiarando: che buona!!



Nota a parte, del mio Brady....che mi ha illuminato sul fatto che esiste persino una canzone del mitico De Andrè in onore della cima....eccone il testo, con tanto di traduzione genovese/italiano :)

(La cima)

Ti t’adesciàe ‘nsce l’èndegu du matin
ch’à luxe a l’à ‘n pè ‘n tera e l’àtru in mà

Ti sveglierai sull’indaco del mattino
quando la luce ha un piede in terra e l’ altro in mare

ti t’ammiàe a ou spègiu dà ruzà
ti mettiàe ou brùgu rèdennu’nte ‘n cantùn

ti guarderai allo specchio di un tegamino
metterai la scopa dritta in un angolo

che se d’à cappa a sgùggia ‘n cuxin-a stria
a xeùa de cuntà ‘e pàgge che ghe sùn
‘a cimma a l’è za pinn-a a l’è za cùxia

che se dalla cappa scivola in cucina la strega
a forza di contare le paglie che ci sono
la cima è già piena è già cucita

Cè serèn tèra scùa
carne tènia nu fàte nèigra
nu turnà dùa

Cielo sereno terra scura
carne tenera non diventare nera
non ritornare dura

Bell’oueggè strapunta de tùttu bun
prima de battezàlu ‘ntou prebuggiun

Bel guanciale materasso di ogni ben di Dio
prima di battezzarla nelle erbe aromatiche

cun dui aguggiuìn dritu ‘n pùnta de pè
da sùrvia ‘n zù fitu ti ‘a punziggè
àia de lùn-a vègia de ciaèu de nègia

con due grossi aghi dritti in punta di piedi
da sopra a sotto svelto la pungerai
aria di luna vecchia di chiarore di nebbia

ch’ou cègu ou pèrde ‘a tèsta l’àse ou sentè
oudù de mà misciòu de pèrsa lègia
cos’àtru fa cos’àtru dàghe a ou cè

che il chierico perde la testa e l’asino il sentiero
odore di mare mescolato a maggiorana leggera
cos’altro fare cos’altro dare al cielo

Cè serèn tèra scùa
carne tènia nu fàte nèigra

Cielo sereno terra scura
carne tenera non diventare nera

nu turnà dùa
e ‘nt’ou nùme de Maria

non ritornare dura
e nel nome di Maria

tùtti diài da sta pùgnatta
anène via

tutti i diavoli da questa pentola
andate via

Poi vegnan a pigiàtela i càmè
te lascian tùttu ou fùmmu d’ou toèu mestè

Poi vengono a prendertela i camerieri
ti lasciano tutto il fumo del tuo mestiere

tucca a ou fantin à prima coutelà
mangè mangè nu sèi chi ve mangià

tocca allo scapolo la prima coltellata
mangiate mangiate non sapete chi vi mangerà

Cè serèn tèra scùa
carne tènia nu fàte nèigra
nu turnà dùa
e ‘nt’ou nùme de Maria
tùtti diài da sta pùgnatta
anène via.

Cielo sereno terra scura
carne tenera non diventare nera
non ritornare dura
e nel nome di Maria
tutti i diavoli da questa pentola
andate via


giovedì 27 gennaio 2011

Ricordi estivi e grissini con gocce di cioccolato....




11 luglio 2010, Spagna-Olanda, finale dei Mondiali. Dopo la disastrosa fine (o dovrei dire inizio..) dell'Italia ai mondiali di calcio, non tutto era perduto. Nelle vene della mia dolce metà scorre sangue olandese da parte di mamma e quindi, siamo arrivati al giorno della finalona che la partita non era soltanto un evento in quanto tale, ma un evento comunque abbastanza sentito. Per l'occasione (e soprattutto grazie al fatto che vivevamo ancora nell'altra casa, quella con un giardino e un salone + cucina che parevano una piazza d'armi) si è organizzata la serata "finale" a casa nostra. Ed è stata una serata memorabile, piuttosto divertente e pittoresca, anche se per riuscire a immaginarvela a dovere, dovreste conoscere uno per uno tutti i personaggi che si sono presentati (e anche considerare che ero l'unica donna presente, amante si del calcio, ma gentilmente accettata giusto perchè padrona di casa, altrimenti la mia presenza sarebbe stata sicuramente un pelino fuori luogo...). C'erano quelli che tifavano "contro"; c'erano quelli che tifavano olanda tanto per tifarne una; c'erano quelli che semplicemente guardavano la partita. Tutti si sono presentati con casse di bottiglie di birra...e dico tutti. Uno solo è arrivato con qualcosa anche di commestibile...e ha dato una piccola mano al mio buffet, comunque sufficiente a sfamare l'orda di ultràs e a fargli venire la sete necessaria a smaltire almeno un po di queli litri di birra che si stavano accumulando dentro e fuori dal frigo. E quel qualcosa mi è rimasto dentro da allora. Il suo sacchettone di carta da fornaio, conteneva chili di grissini ai mille sapori: grissini al basilico, al peperoncino, al mais, alle olive, al rosmarino, alle acciughe, ai capperi e......al cioccolato. Dopo averli assaggiati tutti (tranne quelli alle acciughe...) ne ho provato uno al cioccolato, quasi non convinta. Io adoro il cioccolato, ma non l'avevo mai visto sotto forma di "grissino". Quanto mi sbagliavo nel giudicare quel piccolo bastoncino divino. Il grissino con le gocce di cioccolato non si puo apprezzare finchè non lo si assaggia. E dopo averlo fatto, non si dimentica. Infatti io lo ricordo da allora....e il giorno dopo ero già on line a cercare la ricetta, fiduciosa che il mondo dei foodblogger mi avrebbe dato una mano. E la ricetta era li, ma ci voleva la mia mitica Planetaria. Quindi, la ricetta è rimasta in standby, sino a ieri, quando una giornata piovosa e la presenza in casa della mia nuova aiutante mi hanno accompagnata verso l'avventura del ricreare da me quel magico sapore. 
La ricetta l'ho trovata da LEI e mi sono subito fidata, facendo bene. Non la riscrivo, clikkando sul link la troverete passo passo, spiegata molto bene e approfondita perfettamente nei diversi commenti e nel frattempo avrete l'occasione, se già non lo conoscete, di visitare il suo blog, che trovo magnifico.
Io posso semplicemente aggiungere le mie note:

  • non avevo idea di dove reperire il malto, nè del perchè servisse. Ho fatto una rapida ricerca in rete e ho scoperto che serve da "dolcificante" e che si presenta sotto forma sciropposa. Senza ulteriori giri, ho semplicemente sostituito il cucchiaio di malto con uno di miele...perfetto. 
  • I miei grissini non sono venuti croccantissimi (anche se il sapore è PERFETTO ), ma sono rimasti appena appena morbidi. Credo di sapere a cosa è dovuto: li ho lasciati lievitare troppo. La ricetta dice 30/40 minuti massimo. Il mio filone, per cause di forza maggiore è stato a lievitare quasi due ore...la prossima volta quindi, perchè anche la consistenza oltre che il sapore siano perfetti, mi metterò all'opera solo e unicamente quando avrò il tempo per stare dietro alla lavorazione senza distrazioni.
  • Seguite il consiglio riportato in uno dei commenti: le gocce di cioccolato vanno aggiunte rigorosamente all'ultimo e se possibile, prima di essere aggiunte, vanno tenute una mezzora in freezer, così non rischieranno di sciogliersi durante la lavorazione. Ho seguito il consiglio e le gocce erano tutte intatte.
Che altro dire....provateli. Sono un ottimo snack, una merendina sfiziosa per i bimbi, un idea carina da mettere sul buffet di qualche festa di compleanno, o di qualche raduno di tifosi scatenati.....

mercoledì 26 gennaio 2011

L'oggetto del desiderio è arrivato....siiiiiii!!!!!



Era da un po che la sognavo anche di notte....la vedevo fotografata negli articoli relativi alle ricette che avrei voluto realizzare....la vedevo sapientemente utilizzata da Lui, il Maestro (Montersino forever!!) e già mi immaginavo intenta a creare le sue piccole grandi opere d'arte, aiutata anche da lei: la planetaria!!! Quel semplice robot da cucina che impasta per te, e che monta le frolle, e panna e uova come nessuno mai (e soprattutto senza che lo debba fare tu, finendo con un braccio da body builder e uno no). Ci ho messo tanto a decidermi...lunghe sessioni di ricerca on line per capire se era necessario spendere l'equivalente di uno stipendio per averla o se ci si poteva "accontentare" di qualcosa di più modesto senza dover rinunciare alla qualità; appostamenti nei vari negozi, chiedendo informazioni ai commessi su caratteristiche principali e sull'utilizzo; poi è arrivato il momento di partire per le vacanze e ho rimandato; poi dopo le vacanze è arrivato natale e ho rimandato; e adesso...finalmente l'ho fatto! Cotta e mangiata...ordinata e ricevuta!!! L'ultimo sguardo su e-bay ed è bastato un click per farla mia. Lunedì è arrivata, e adesso si salvi chi può...nel mio file di ricette "da provare", ci sono montagne di impasti "da planetaria "che attendevano solo lei. Domani arriva il primo...stay tuned!! 

giovedì 20 gennaio 2011

Il buon sapore del mangiare...pennette zucchine, feta e olive



Domenica scorsa, ero con Slowfood alla festa di compleanno di una sua compagna di classe. C'erano sul buffet una marea di cose ottime e invitanti, ma io, in preda alla fissa (ed effettiva necessità) di perdere qualche chiletto, ho cercato di ignorarlo bellamente e me ne sono tenuta alla larga. La cosa non è passata inosservata ad una mamma mia amica, e parlando le spiegavo il motivo del mio "autocontrollo". In tutta risposta, mi ha portato da suo marito poco più in là, che mi ha assicurato, essendo un assiduo frequentatore di palestre, aveva anche una certa esperienza in campo "alimentazione per rimanere in forma" . Così, mi ha istruito: dice che per perdere peso non è strettamente necessario fare la fame, e questo in effetti, specialmente direi se non si devono perdere 20 chili, è assodato. Dice anche però che non è nemmeno necessario abolire ciò che più ci piace, tipo nel mio caso, la pasta. Amo un bel piattone di pastasciutta? Posso concedermelo a patto che sia...in bianco. Anche un etto e mezzo eh...però, un giro d'olio a crudo e se proprio voglio esagerare, un cucchiaino di grana grattuggiato. Alla sera una bistecchina ai ferri o al vapore, carne bianca e no salsine o condimenti vari...poco sale. Frutta si, ma no banane e kiwi (non sarebbe un enorme sacrificio, anche se io amo i kiwi). Confesso che subito, non mi è sembrata una impresa impossibile. Tant'è che il giorno dopo, complice il fatto che pranzavo da sola, mi sono preparata un piatto di spaghetti in bianco. Abbondante e comunque soddisfacente. Ma la sera? La sera a cena ci sarebbero stati Bradi e Slowfood a tavola con me e le opzioni sarebbero state due: o fettine di pollo al vapore, scondite e poco salate per tutti, oppure una bella bistecchina a loro e le fettine a me. Ovviamente la prima scelta avrebbe creato parecchio malcontento ai due uomini di casa. Specialmente al più grande, che il piccolo mangia solo perchè deve. E qui arriva la mia debolezza. Se cucino e presento in tavola qualcosa di profumato, buono, colorato, accattivante, bhè...non riesco a lasciarlo li!! E quindi, bistecca per tutti. Non sono un animale da dieta, è inutile. O mi rinchiudono in un monolocale da sola, o altrimenti, mangerò sempre quello che c'è in tavola per tutti. A questo punto non mi resta che diminuire le dosi...fare qualcosa oltre lo yoga che richieda un maggiore dispendio di energie...e alla fine convincermi che in fondo, anche con quella panzettina non esattamente piatta non sono poi da buttare via. Sono tanto simpatica e solare no? :D :D ehehehehehe E questa è nettamente la mia pasta preferita...calda e solare come mi sento io. Colorata, vivace, saporita. Non è fra le mie ricette da molto tempo, saranno un paio di anni. L'ho assaggiata la prima volta a casa di mia cognata e la ricetta originale prevede melanzane al posto delle zucchine...ma qui in casa mia, dove Slowfood richiede sempre la piccola "modifica" per accontentare anche il suo gusto, le melanzane le metto solo quando a tavola ci siamo io e Brady da soli. Quindi il più delle volte, prevale la mia alternativa. La feta ha un sapore meraviglioso, deciso e pieno. La sua consistenza è perfetta. Le olive...va bhè, a me piacciono da impazzire, quindi mi appagano in pieno. Di questa pasta potrei riempirmi il piatto tre volte fino all'orlo...ma mi sono data un limite. Anzi, ho fatto di più. Ho usato il trucchetto dei dietologi. Me la sono servita in un piatto più piccino, così sembrava bello pieno, ma in realtà era una porzione normale....così gusto, mente, stomaco e forse bilancia, si sono messi tutti d'accordo. Poi oggi c'è il sole. Magari vado in passeggiata a mare a fare un giro con Slowfood dopo la scuola, e smaltisco...l'importante è crederci! :)

PENNETTE ZUCCHINE, FETA E OLIVE
Ingredienti:
200 gr di pennette
1 bella melanzana grande 4 zucchine medie
100 gr di olive nere snocciolate (ma quando le trovo...le olive nere greche sono il massimo)
100 gr di feta greca
1 spicchio di aglio
olio evo e origano

Mettere l'acqua salata sul fuoco. Nel frattempo pulire la melanzana le zucchine, tagliarla a cubetti tagliarle a metà e a rondelline e saltarle in padella con aglio e olio finchè non sono cotte. A fine cottura della melanzana delle zucchine aggiungere le olive tagliate a rondelle e continuare a saltare il tutto in padella ancora per cinque minuti. In un tagliere, tagliare la feta a cubetti piccini e tenerla pronta. Nel frattempo cuocere le pennette al dente. Quando sono pronte, scolarle e passarle mezzo minuto in padella con melanzana zucchine e olive, e alla fine aggiungere la feta. A fuoco spento, mescolare velocemente, e servire. Si completa con una spolverata di origano. Provatela, è una pasta davvero "allegra" e gustosa!